L’Italia e’ condannata ad una somma forfettaria di 25 milioni di euro nonche’ ad una penalita’ di oltre 30 milioni di euro per ciascun semestre di ritardo, per aver tardato ad attuare il diritto dell’Unione in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane. Lo ha deciso la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Con una sentenza del 19 luglio 2012 la Corte di giustizia aveva stabilito che l’Italia non aveva preso le misure sufficienti per dotare di reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e/o di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane, ben 109 agglomerati situati nel territorio italiano. Alla scadenza del termine fissato all’11 febbraio 2016, l’Italia non aveva ancora preso le misure necessarie per conformarsi alla sentenza. E quindi la Commissione ha proposto dinanzi alla Corte un secondo ricorso per inadempimento chiedendo l’inflizione di sanzioni pecuniarie.

La sentenza

Nella sua sentenza di oggi la Corte ha constatato che alla data limite dell’11 febbraio 2016, l’Italia non aveva preso tutte le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza del 2012 al fine di rispettare gli obblighi che le incombono in forza della direttiva. Secondo la Corte, l’inadempimento dell’Italia, oltre ad esser durato quasi sei anni, e’ particolarmente grave per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane sono idonee ad arrecare pregiudizio all’ambiente. La Corte rileva, in particolare, che il numero di agglomerati per i quali l’Italia non ha fornito, alla data dell’udienza, la prova dell’esistenza di sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane conformi alla direttiva (74 agglomerati) e’ significativo, sebbene tale numero sia stato ridotto rispetto a quanto constatato nella sentenza del 19 luglio 2012 (all’epoca, 109 agglomerati). Inoltre, la Corte sottolinea che la messa in conformita’ dei sistemi di raccolta e di trattamento secondario delle acque reflue urbane di alcuni agglomerati con le disposizioni della direttiva avrebbe dovuto essere realizzata al piu’ tardi il 31 dicembre 2000. Date tali circostanze, la Corte considera appropriato condannare l’Italia a pagare, a favore del bilancio dell’Unione, una penalita’ di 30.112.500 per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2012, penalita’ che sara’ dovuta a partire da oggi sino all’esecuzione integrale della sentenza del 2012.
Inoltre, tenuto conto della situazione concreta e delle violazioni in precedenza commesse dall’Italia in materia di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane, la Corte reputa adeguata la condanna dell’Italia a pagare, a favore del bilancio dell’Unione, una somma forfettaria di 25 milioni al fine di prevenire il futuro ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dell’Unione.

Per riuscire a superare tutte le violazioni entro il 2022-2023, il Ministero dell’Ambiente ha avviato 124 interventi. Le sanzioni economiche comminate dalla Corte di Giustizia europea sono la conseguenza di una sentenza del luglio 2012 per violazione – in 109 agglomerati del nostro paese – della normativa Ue in materia di trattamento delle acque reflue. In quella occasione la multa per l’Italia era stata definita presuntivamente in 62 milioni di provvisionale e oltre 61 milioni di euro a semestre. La definizione finale della provvisionale di 25 milioni e di una sanzione semestrale di 30 milioni di euro, con importi quindi piu’ che dimezzati rispetto all’orientamento di 6 ani fa, “e’ la prova – afferma il ministero – che da parte del governo italiano si e’ lavorato (e si continua a lavorare) per superare le inadempienze di fronte all’Europa e, soprattutto, per migliorare significativamente i servizi di depurazione delle acque ove sono insufficienti o inefficienti”.

La mappa delle violazioni 

La ripartizione geografica delle criticita’ pone con evidenza le problematiche esistenti soprattutto al sud ed in particolare in Sicilia. I 124 interventi programmati nei 74 agglomerati sono infatti cosi’ distribuiti: Abruzzo un intervento (ultimato); Liguria 2 agglomerati, 2 interventi (2 in corso); Friuli 2 agglomerati, 2 interventi (1 in corso, 1 ultimato); Puglia 3 agglomerati, 5 interventi (4 in corso, 1 da avviare); Campania 6 agglomerati, 9 interventi (6 in corso, 3 da avviare) – Calabria 13 agglomerati – 16 interventi (5 in corso, 10 da avviare, 1 ultimato); Sicilia 48 agglomerati, 89 interventi (7 in corso, 79 da avviare, 3 ultimati). Dal 2014 il ministro Gian Luca Galletti ha avviato una serie di azioni per affrontare le criticita’ evidenziate dalla UE. In particolare e’ stata avviata un’azione di coordinamento e impulso alle Regioni e agli enti locali che hanno la titolarita’ del servizio idrico e che come noto nella gran parte del Mezzogiorno non hanno attivato servizio idrico integrato con l’affidamento al Gestore Unico come previsto dalla legge. Esercitando i poteri sostitutivi come previsti dallo Sblocca Italia inoltre tra aprile 2015 e luglio 2016 con 14 decreti della Presidenza del Consigli dei ministri sono stati nominati complessivamente 6 Commissari straordinari per 94 interventi. L’anno scorso, per superare le problematiche riscontrate e per riportare a unitarieta’ la situazione commissariale e’ stata infine predisposta la scelta di good governance, auspicata formalmente dalla stessa Commissione EU, con la nomina del Commissario Unico, Enrico Rolle. Nel luglio 2017 sono stati presentati i crono programmi di adeguamento che prevedono la messa a norma degli agglomerati oggetto della causa entro il 2022-23. Oggi gli agglomerati ancora non a norma o assenti sono scesi a 74 ( di altri 7 e’ previsto i collaudo entro fine 2018). Ma la situazione resta grave, nonostante le risorse finanziarie del Governo coprano tutto, perche’ la governance del Sistema idrico integrato non e’ a norma di legge, in vaste aree non c’e’ il Gestore unico e non ci sono spesso neanche gli enti d’ambito: con conseguente parcellizzazione e miriade di gestioni in economia da parte dei singoli comuni o consorzi di comuni. Prova ne sarebbe che dei 124 interventi programmati (nei 74 agglomerati) per un importo complessivo interamente finanziato di 1 miliardo e 800 milioni, 83 sono gestiti dal commissario unico ma 41 restano in capo a comuni, consorzi, regioni e altri enti.

Il punteggio