Lago di Bracciano: verso la sentenza definitiva

da | 6 Nov , 2018 | In evidenza, News, Smart Governance

Domani il Giudice del Tribunale Superiore delle Acque di Roma dovrebbe emettere la sentenza definitiva in merito al ricorso promosso dal Comune di Roma Capitale e da Acea Ato 2 contro la Regione Lazio in merito alle captazioni dal Lago di Bracciano

Durante la torrida estate del 2017, il Lago di Bracciano è stato al centro dell’attenzione internazionale. E’ stato proprio qui infatti che la grave crisi idrica che ha colpito Roma e la sua Area metropolitana ha manifestato i suoi effetti più macroscopici. Complice una siccità prolungata, Roma, nel 2017 ha visto manifesta tutta la fragilità del suo sistema di approvvigionamento e le sponde che si abbassavano del lago le ha rese evidenti alla opinione pubblica nazionale ed internazionale. La Regina Acquarum si è rivelata così agli occhi del mondo come una città che è stata costretta a correre ai ripari chiudendo in fretta e furia le storiche fontanelle pubbliche (i nasoni) nel tentativo di porre rimedio in extremis a una situazione visibilmente fuori controllo. Uso sconsiderato delle risorse disponibili, mancanza di pianificazione e di definizione dei consumi sulla base delle disponibilità effettive e degli usi, perdite e sprechi con percentuali superiori al 45 per cento dell’acqua immessa in rete, sono solo alcuni tra i capitoli di una situazione che ha mostrato il limite fisico e naturale di una metropoli che deve prendere atto del suo peso ecologico.

Un nasone, le storiche fontanelle romane

Photograph by Agnese Perugini

Nel tentativo di porre rimedio a questa situazione e soprattutto, per cercare di evitare che un eccesso di captazioni causassero un danno ecologico rilevante compromettendo per un periodo di tempo rilevante le risorse biologiche del Lago di Bracciano, alla fine del 2017 la Regione Lazio ha adottato una determinazione che ridefinisce i termini in cui sono autorizzati i prelievi dal bacino lacustre e, soprattutto, ridefinisce il ruolo del Lago di Bracciano come riserva strategica da impiegare solo in caso di estrema necessità.

La determinazione è stata impugnata prima dal gestore, in questo caso Acea Ato 2, e poi dallo stesso Comune di Roma. Con la determinazione, la Regione subordinava qualsiasi ripresa dei prelievi al recupero del livello delle acque del lago (fissando la quota minima di metri 161,90 metri slm come soglia sotto la quale non scendere) e dei suoi ecosistemi limitandone i casi di riattivazione solo a momenti di effettiva emergenza e subordinandone l’attivazione a una autorizzazione scritta da parte della stessa Regione Lazio. Proprio questo meccanismo, sarebbe, secondo Raggi, uno degli aspetti più critici del provvedimento perché trasformerebbe la concessione di cui Acea Ato 2 è titolare, in un altro tipo di rapporto. In altri termini, Raggi sostiene che Acea debba avere mani libere sul Lago.

L’iter giudiziario ha già visto a luglio di quest’anno un primo pronunciamento del Giudice che ha respinto una prima istanza di sospensione cautelare della Determinazione Regionale avanzata da Acea Ato 2.  Il Giudice del tribunale Superiore delle Acque non ha ritenuto che le nuove regole possano arrecare danno e, di conseguenza, decise di respingere la domanda cautelare.Ora si attende la decisione definitiva in merito alla vicenda che possa metter fine al contenzioso.

L’asta idrometrica del Lago di Bracciano

Photograph by Guido Tocco Unsplash

Dal primo gennaio 2017 al 31 luglio 2017, il presidente di Acea, Paolo Saccani ha spiegato che sono stati derivati dal Lago di Bracciano 26 milioni di metri cubi di acqua. “Il bilancio del lago di Bracciano – ha spiegato l’idrogeologa Sara Taviani – è vincolato a un delicato equilibrio tra le diverse componenti ed il prelievo diretto dal lago, concesso ad ACEA, assume un ruolo centrale. In un anno di siccità estrema, il 2017, nel quale il bilancio naturale del lago è di per sé negativo (la sola evaporazione supera gli ingressi) è stato incrementato ulteriormente il prelievo creando una situazione evidentemente non sostenibile”.

“Le istituzioni – conclude Taviani – si devono porre in un’ottica di pianificazione a medio e lungo termine, che risponda ai cambiamenti climatici e valuti la sostenibilità delle concessioni con maggiore attenzione, la situazione di estrema siccità del 2017 ne è un esempio. L’analisi del comportamento del lago in condizioni di particolare stress ha evidenziato i limiti del possibile utilizzo di Bracciano come riserva strategica per Roma. In anni siccitosi come quelli appena trascorsi è fondamentale un controllo ed una limitazione dei prelievi per garantire il mantenimento dell’equilibrio naturale del lago”.

Il punteggio