Tevere: servono 800 milioni per mettere in sicurezza il fiume di Roma

da | 14 Nov , 2018 | Fiumi, In evidenza, Laghi, News, Smart Governance

Sono 114 gli interventi necessari per la messa in sicurezza dei 405 chilometri di corso del Fiume Tevere. Mentre almeno 250.000 persone, solo a Roma, sono a rischio per esondazione del fiume.

Riqualificazione delle sponde, messa in sicurezza dei tratti urbani, creazione di nuovi interventi per la mitigazione del rischio esondazione, rimozione dei relitti che ne ostacolano il deflusso, pulizia degli affluenti, soprattutto dei corsi minori che si trovano a scorrere in aree fortemente urbanizzate; perfino una nuova Diga, a Torre Alfina al confine tra Lazio e Umbria nel territorio del Comune di Acquapendente (VT). “Il Tevere ha bisogno di almeno 10-15 anni di interventi e di almeno 800 milioni per la sua messa in sicurezza. Dai dati che abbiano il rischio è veramente molto serio”. Nel suo intervento di apertura degli Stati Generali del Tevere, il segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale Appennino Centrale, Erasmo D’Angelis è stato molto chiaro. 

L’area dove dovrebbe sorgere la Diga sul Fiume Paglia

Infografica by Acquanews via Unsplash

Del resto, lungo le sponde del fiume che attraversa da Nord a Sud l’Italia centrale, e che ha un bacino di circa 17.300 chilometri quadrati (come il Lazio) sono molte le aree a rischio di essere inondate. Non solo lungo l’asta principale del Tevere, ma anche lungo quelle degli affluenti:il Chiascio-Topino e il Paglia, quelli che destano maggiore preoccupazione, per la particolare vulnerabilità delle aree esposte il primo, per il legame diretto con le piene che minacciano la Capitale. Piene che potrebbero, se dovessero ripetersi con le caratteristiche di quella del 1937, causare danni diretti per almeno 28 miliardi di euro “.

“Sono 383 i siti soggetti a fenomeni franosi all’interno del territorio del Comune di Roma, disseminati all’interno di 28 zone a rischio. Segnalati come particolarmente a rischio, visti i fenomeni franosi accaduti negli ultimi anni, la collina di Monte Mario, viale Tiziano sotto la collina dei Parioli e i quartieri di Balduina e Monteverde vecchio

Nella sola città di Roma, sono infatti  250 mila le persone che vivono nel territorio urbano di Roma interessato da possibili esondazioni ed alluvioni del fiume Tevere. A evidenziare la consistenza del dato è’ il primo ‘Rapporto sullo stato del bacino del Tevere‘ presentato dall’Autorita’ di Bacino distrettuale del’Appennino centrale, realizzato in collaborazione con la Protezione Civile e l’Ispra. “Le cartografie aggiornate dell’Autorità di Distretto mostrano fragilita’ mai strutturalmente affrontate. Il rischio oggi riguarda un territorio urbano di 1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 250 mila persone, è la più elevata esposizione d’Europa”, si legge nella sintesi della relazione. Il rapporto sottolinea che Roma ha “zone in gran difficoltà anche solo per un acquazzone, come abbiamo visto il 10 settembre e il 5 novembre scorsi, quando si sono verificati allagamenti anche alle piste di Fiumicino”.

Il testo specifica che e’ “inutile stupirsi” di questa situazione quando “il sistema fognario e’ in parte non in perfetta efficienza, manca la corretta e continua manutenzione dei tombini”. Inoltre, secondo il report, “sono inefficienti e in gran parte scomparse per sversamento di rifiuti e vegetazione spontanea circa 700 km di indispensabili vie d’acqua tributarie del Tevere e del’Aniene, canali, fossi e sistemi di scolo”. “Il nostro bacino ha problemi di sicurezza, se pensiamo a tutte le citta’ che il fiume attraversa, che non sono risolvibili in assoluto ma possono essere contenuti. Soprattutto Roma ha problemi di recupero di una cultura dell’uso del fiume, cosa che va recuperata”, ha spiegato Erasmo D’Angelis, responsabile dell’Autorita’ di bacino dell’Appennino centrale. 

Photo by Agnese Perugini

Se però la piena del Tevere avrebbe un tempo di ritorno molto lungo (si stimano duecento anni)  quelli che destano maggiore preoccupazione, sotto il profilo della sicurezza idrogeologica, sono i fossi dell’Agro Romano che ora scorrono in zone fortemente urbanizzate. E’ da questi fossi – il Galeria, il Vallerano, l’Almone, il San Vittorino, il Prima Porta – che infatti arriva la minaccia maggiore. I loro corsi sono infatti molto poco manutenuti, spesso pieni di rifiuti e soprattutto sono soggetti a interventi che ne riducono la capacità di drenaggio delle acque, è la denuncia che è emersa nel corso dell’evento. In queste condizioni “bastano 50-60 millimetri di pioggia in un ora per determinare problemi localizzati” ha spiegato Italo Giulivo della Protezione Civile. La pulizia del letto dei fiumi è uno degli interventi in programma in collaborazione con la Capitaneria di Porto. Sono infatti almeno 22 i relitti di barche presenti all’interno del letto del Tevere a Roma, 5 nel tratto del fiume che costeggia il centro storico e gli altri in quello nei pressi del litorale prima della foce. Ad essere affondate nel corso degli anni sono imbarcazioni di tutti i tipi, da quelle dedicate al canottaggio alle chiatte un tempo ormeggiate sugli argini che ospitavano locali serali. I natanti sono stati in parte o del tutto sommersi dalle acque a seguito di fenomeni meteorologici che negli ultimi anni hanno portato il livello del fiume a crescere, portando via i cavi o le funi con cui erano ormeggiati.

e però la piena del Tevere avrebbe un tempo di ritorno molto lungo (si stimano duecento anni)  quelli che destano maggiore preoccupazione, sotto il profilo della sicurezza idrogeologica, sono i fossi dell’Agro Romano che ora scorrono in zone fortemente urbanizzate. E’ da questi fossi – il Galeria, il Vallerano, l’Almone, il San Vittorino, il Prima Porta – che infatti arriva la minaccia maggiore. I loro corsi sono infatti molto poco manutenuti, spesso pieni di rifiuti e soprattutto sono soggetti a interventi che ne riducono la capacità di drenaggio delle acque, è la denuncia che è emersa nel corso dell’evento. In queste condizioni “bastano 50-60 millimetri di pioggia in un ora per determinare problemi localizzati”. La pulizia del letto dei fiumi è uno degli interventi in programma in collaborazione con la Capitaneria di Porto. Sono infatti almeno 22 i relitti di barche presenti all’interno del letto del Tevere a Roma, 5 nel tratto del fiume che costeggia il centro storico e gli altri in quello nei pressi del litorale prima della foce. Ad essere affondate nel corso degli anni sono imbarcazioni di tutti i tipi, da quelle dedicate al canottaggio alle chiatte un tempo ormeggiate sugli argini che ospitavano locali serali. I natanti sono stati in parte o del tutto sommersi dalle acque a seguito di fenomeni meteorologici che negli ultimi anni hanno portato il livello del fiume a crescere, portando via i cavi o le funi con cui erano ormeggiati.

Il punteggio