Più alberi e più cemento, come cambia l’uso del suolo in Italia

da | 11 Dic , 2018 | Fiumi, In evidenza, Laghi, News

L’Italia cambia volto: aumentano alberi e foreste nelle zone marginali del Paese, ma si riducono aree agricole, prati e pascoli. Al loro posto nuove aree urbane e sempre più cemento. 

C’è un legame diretto tra la capacità del suolo di assorbire l’acqua che cade e il modo con cui quel territorio viene utilizzato. Per la prima volta l’Ispra, l’istituto per la sicurezza e la ricerca ambientale, ha esaminato in che modo il suolo, o meglio, l’utilizzo che noi italiani facciamo del suolo, sta modificando questo rapporto. I numeri descrivono un paese che sta lentamente cambiando. Per esempio, negli ultimi 5 anni, aumenta la superficie di territorio alberata (un bene per le riserve idriche) ma solo nelle aree marginali. L’aumento dal 2012 al 2017 è stato pari al 4,7 per cento e ora la superficie di territorio nazionale ricoperta da boschi è di circa 14 milioni di ettari. A livello regionale sono Liguria (80,7%), Calabria (67%) e Toscana (60,8) le regioni con la maggiore percentuale di alberi.

Faggeta vetusta di Oriolo Romano (Vt)

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c’è però anche un contraltare: nello stesso periodo l’Italia ha però ridotto del 4 per cento le aree con vegetazione erbacea agricola o adibite a pascolotrasformandole in centri urbanizzati o aree boschive. La perdita dell’area agricola, che un tempo divideva nettamente le città dai boschi, si è accompagnata spesso alla scomparsa dell’eterogeneità del paesaggio, all’ingresso delle specie aliene e alla riduzione della biodiversità di molte aree interne e ancor di più della sicurezza alimentare. Accanto ad aree ormai sovrasfruttate (dove si concentrano le principali aree urbane, le infrastrutture e l’agricoltura intensiva), quindi, se ne trovano altre totalmente trascurate, soggette a fenomeni di spopolamento e di abbandono delle colture e del territorio.

si riduce la superficie destinata all’uso agricolo, spesso in maniera indipendente dalla fertilità e dalla produttività dei terreni.

Parallelamente all’abbandono delle zone marginali, anche le pratiche di intensificazione agricola (meccanizzazione e utilizzo di tecniche di coltivazione, di irrigazione, di fertilizzazione e di difesa fitosanitaria) concentrate nelle aree di pianura determinano profondi mutamenti nel loro assetto. Inoltre, contribuendo al degrado della qualità del suolo stesso rendono il territorio ancora più vulnerabile ai cambiamenti climatici in atto.

La dinamica delle trasformazioni degli ultimi decenni resta comunque dominata dalla crescita delle aree artificiali per far fronte a nuove infrastrutture di trasporto, a nuove costruzioni o ad altre coperture non naturali, che, con una crescita di oltre il 180% rispetto agli anni’50 rappresenta l’evoluzione di maggiore entità.

Balle di fieno

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Lo stato di abbandono delle aree agricole favorisce nel corso degli anni la ricolonizzazione da parte del bosco che oggi interessa il 40% del territorio, in particolare nelle zone montane, dove gli alberi arrivano a coprire complessivamente il 65% del territorio. Rispetto al passato, quando la ricolonizzazione interessava in modo particolare i pascoli, oggi si osserva l’espansione del bosco a carico degli arbusteti, che di fatto rappresentano una tappa intermedia verso gli ecosistemi forestali. Tale espansione non comporta sempre un aumento in termini di biodiversità, soprattutto quando si assiste all’ingresso di specie aliene invasive come Robinia pseudoacia Ailanthus altissima, o alla riduzione di spazi aperti, radure, e altri habitat che svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione di talune specie.

Liguria (80,7%), Calabria (67%) e Toscana (60,8%), sono le Regioni con il più alto coefficiente di copertura arborea, considerando anche frutteti, uliveti, arboricoltura da legno e alberi in ambiente urbano.All’opposto si trovano Veneto e Lombardia (29,5% e 32,9%). La crescita degli ultimi anni è avvenuta principalmente a scapito di aree con vegetazione erbacea (agricola, naturale o seminaturale) in montagna (+2%), ma ancor di più in collina (+2,5%), dove i processi di abbandono sono ancora in corso.

Tra le città è Reggio Calabria, con il 54,5%, a detenere la maggiore percentuale di territorio ricoperto da alberi, seguita da Genova (54%) e Messina (49,9%). La capitale si attesta al 21, 7%, mentre Milano e Palermo rispettivamente al 10,7% e al 33,4%. Controlla qui i dati del tuo comune

Il punteggio